Violenza digitale negli spazi pubblici

Le tecnologie digitali ci permettono di entrare in contatto con gli altri indipendentemente dal luogo e dall’ora. Hanno ampliato lo spazio pubblico e dovrebbero rappresentare un ambiente in cui tutti possano muoversi liberamente e in sicurezza. Il modo in cui sono strutturate le piattaforme e in cui interagiamo online tra noi rafforza le forme di violenza già esistenti come la discriminazione, la violenza sessuale e le intimidazioni.

Non esistono spazi sicuri

La violenza digitale non conosce tregua e perseguita le persone coinvolte in ogni ambito della loro vita (al lavoro, a casa, sull’autobus...).

Internet non dimentica

Una volta pubblicati, i contenuti rimangono spesso accessibili, tramite screenshot, archivi o nuovi caricamenti. Per questo la violenza digitale può tornare a perseguitare le persone coinvolte in qualsiasi momento.

Gli algoritmi alimentano la violenza

Le piattaforme non sono spazi neutrali. I motori di raccomandazione tendono a privilegiare i contenuti che suscitano molte reazioni e interazioni. Di conseguenza, i contenuti offensivi o che suscitano indignazione possono ottenere una maggiore diffusione rispetto a contenuti oggettivi e informativi. Anche gli attacchi rivolti a singole persone possono così diffondersi più rapidamente e raggiungere un pubblico molto più ampio.

Basta solo un clic

Una foto o un post può raggiungere migliaia di persone nel giro di pochi minuti e, una volta diffuso, il contenuto è praticamente impossibile da eliminare.

Giovani: la violenza digitale colpisce in modo particolarmente grave gli adolescenti. Per i giovani, la vita sociale è praticamente indissociabile dal mondo digitale.

Conseguenze della violenza online

La violenza digitale è violenza a tutti gli effetti: può provocare ansia, depressione, traumi, fino ad arrivare a pensieri suicidi e, nel caso del doxing, può mettere a rischio persino la sicurezza fisica.

Inoltre, la digitalizzazione aggrava le disuguaglianze, poiché i gruppi già svantaggiati ne risentono in modo particolare.

Anche la democrazia è messa a dura prova: la paura spinge giornalisti e attivisti a non esporsi, riducendo la pluralità delle opinioni e alimentando un fenomeno chiamato «silencing».

Infine, la violenza digitale ha un prezzo, poiché le persone coinvolte possono perdere opportunità lavorative o il proprio posto di lavoro. Ad aggravare questa situazione sono anche le azioni legali, che sono solitamente molto costose. La violenza online non danneggia quindi solo i singoli individui, ma l’intera società.

Di seguito le principali forme di violenza negli spazi digitali in cui interagiscono persone che (spesso o generalmente) non si conoscono:

Nota: per ogni forma di violenza è presente una sezione dedicata al quadro giuridico in Svizzera. Le informazioni fornite hanno carattere puramente orientativo e non sostituiscono in alcun modo una consulenza legale. I procedimenti legali possono essere lunghi, costosi e stressanti. Per la valutazione di un caso specifico, si raccomanda di rivolgersi a un centro di consulenza o a persone esperte in materia giuridica.

L’odio in rete

Si considerano incitamento all’odio tutte le espressioni o i contenuti che offendono, sminuiscono o discriminano una persona o un gruppo sulla base di determinate caratteristiche identitarie (come l’origine, il genere, l’orientamento sessuale o la religione).

Se un messaggio non è specificamente rivolto contro una caratteristica di questo tipo, ma risulta comunque offensivo, minaccioso o volgare, si parla di contenuti tossici.

Quadro giuridico in Svizzera

Possibili reati:

  • L’art. 261bis CP vieta l’incitamento all’odio per motivi razzisti, religiosi o per l’orientamento sessuale.
  • L’art. 259 CP vieta la pubblica istigazione alla violenza.
  • Potrebbero applicarsi ulteriori disposizioni: Diffamazione (art. 173 CP), calunnia (art. 174 CP), ingiuria (art. 177 CP), minaccia (art. 180 CP).

Cosa si può fare contro l’odio in rete?

Ecco i primi riflessi da adottare di fronte all'odio online:

1. Parlatene a una persona di fiducia e/o a un/una professionista: non sei responsabile delle violenze che subisci. È importante che tu possa confidarti con una o più persone di fiducia su ciò che ti sta accadendo.

2. Conservare le prove: fai degli screenshot, se possibile con la data e l'url/il social network visibili. In caso di insulti o discorsi d'odio, questi screenshot potranno essere utili per sporgere denuncia se il contenuto viene rimosso dalla piattaforma o dall'utente/utrice.

3. Segnalare i contenuti: è importante segnalare tutti i commenti insultanti e denigratori alla piattaforma che li ospita. Ecco una guida completa alla segnalazione in base agli host.

4. Bloccare i responsabili

Per approfondire, la piattaforma Stop Hate Speech offre alle persone interessate risorse concrete per far fronte alla situazione.

Per chi non è direttamente coinvolto/a: potete agire! Se siete testimoni di discorsi d'odio su Internet, reagite. Gli studi dimostrano che le risposte empatiche, ovvero quelle che suscitano compassione verso le persone coinvolte, possono ridurre efficacemente i commenti d'odio. Per ulteriori informazioni, cliccate qui.

I dati personali vengono resi pubblici

Il doxing consiste nel raccogliere informazioni private su una persona, come ad esempio l’indirizzo di residenza, il numero di telefono, il nome del datore di lavoro, i nomi dei familiari, e diffonderle senza il suo consenso. l’indirizzo di residenza, il numero di telefono, il nome del datore di lavoro, i nomi dei familiari.

L’obiettivo è quello di indurre terzi a molestare o minacciare fisicamente la persona interessata. Spesso basta il solo il fatto di essere rintracciabili per intimidire le persone.

Quadro giuridico in Svizzera

Possibili reati:

  • Sottrazione di dati personali (art. 179novies CP)
  • Minaccia (art. 180 CP)
  • Coazione (art. 181 CP)
  • Atti persecutori (stalking) (art. 181b CP)

Cosa si può fare contro il doxing?

Su Google è possibile richiedere la cancellazione di informazioni sensibili, come il proprio indirizzo o numero di telefono. È possibile eseguire operazioni simili anche su altre piattaforme.

Con alcune semplici misure è possibile proteggere i dati e gli account sui social media.

Le persone specializzate assistono le persone coinvolte nei consultori dell’aiuto alle vittime. In caso di pericolo, contattare direttamente la polizia al numero 117 o l’ambulanza al numero 144.

Abusi sessuali e tecnologia

Con violenza sessuale basata sulle immagini si intende la realizzazione, la diffusione o la minaccia di diffondere immagini intime senza il consenso della persona ritratta. Tra queste figurano riprese reali, comprese quelle effettuate di nascosto all’insaputa della persona interessata, ad esempio sotto i suoi indumenti («upskirting»), nonché quelle realizzate con dispositivi connessi in rete come gli occhiali Meta o le telecamere nascoste. Tra queste figurano anche le immagini generate o modificate dall’intelligenza artificiale (i cosiddetti «deepfake»).

Anche la minaccia di pubblicare tali contenuti viene utilizzata come mezzo di ricatto («sextortion»).

A ciò si aggiungono altre forme di abuso come il «cyberflashing», ovvero l’invio non richiesto di immagini a carattere sessuale, o lo «slut-shaming», ovvero l’umiliazione pubblica di una persona a causa della sua vita sessuale, reale o presunta.

Questi contenuti vengono diffusi tramite siti web pornografici, gruppi di messaggistica o social network.

Quadro giuridico in Svizzera

Possibili reati:

  • Condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP)
  • Delitti contro l’onore (artt. 173 - 177 CP)
  • Usurpazione d’identità (art. 179decies CP)
  • Violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d’immagini (art. 179quater CP)
  • Sottrazione di dati personali (art. 179novies CP)
  • Coazione (art. 181 CP) o minaccia (art. 180 CP)
  • Nel caso di minori coinvolti: a seconda dei contenuti, si applicano le norme penali a tutela dell’integrità sessuale (ad esempio, atti sessuali con minori, pornografia).

Cosa si può fare contro la violenza sessuale in rete?

Ci sono diverse possibilità. Se la persona coinvolta è maggiorenne:

  1. Documentare le prove con screenshot, URL, account del mittente, piattaforma, data, ora, e segnalare successivamente il contenuto alla piattaforma in questione.
  2. A livello tecnico, lo strumento StopNCII crea un hash o un codice a barre digitale del contenuto per impedirne la diffusione o la ridiffusione sulle principali piattaforme. Questo vale anche in caso di minaccia di divulgazione («sextortion»).
  3. Queste misure devono essere adottate rapidamente per contenere la diffusione virale dei contenuti. Qualora la persona coinvolta non fosse in grado di farlo, si consiglia di affidare il compito a una persona fidata.
  4. Se la persona lo desidera può sporgere denuncia alla polizia.

⚠ Nel caso di minori si raccomanda maggiore cautela! La conservazione di contenuti a carattere sessuale che coinvolgono minori (compresi gli screenshot) può costituire reato, per questo si consiglia di conservare esclusivamente l’URL del contenuto. I casi possono essere segnalati a fedpol o a Click and Stop, che fornisce anche consulenza. È possibile richiedere la rimozione dei contenuti tramite la piattaforma internazionale Take it down.

Perseguitare, contattare, controllare

Lo stalking online, noto anche come cyberstalking, indica qualsiasi comportamento ripetuto e non consensuale volto a controllare, perseguitare o contattare una persona attraverso canali digitali. Sono considerati stalking online l’analisi sistematica dei profili, il controllo delle attività e della posizione, i messaggi continui, gli account falsi utilizzati per osservare o per stabilire un contatto indiretto, nonché indagare sull’ambiente circostante.

Lo stalking combina solitamente diverse forme di violenza, come il controllo, il doxing, le minacce e gli insulti, costituendo così un sistema di potere e intimidazione.

Quadro giuridico in Svizzera

Nel diritto svizzero lo stalking è disciplinato direttamente dall’art. 181b del Codice penale (in vigore dal 1° gennaio 2026). A seconda della forma, possono trovare applicazione ulteriori disposizioni:

  • Contatti incessanti tramite l’abuso di impianti di telecomunicazione e coazione (artt. 179septies e 181 CP)
  • Acquisizione illecita di dati, accesso indebito a un sistema per l’elaborazione di dati, sottrazione di dati personali (artt. 143, 143bis e 179novies CP)
  • Ascolto e registrazione di conversazione estranee, registrazione clandestina di conversazioni (artt. 179bis e 179ter CP)
  • Delitti contro l’onore (art. 173 e segg. CP)
  • Minaccia (art. 180 CP)
  • Lesioni personali gravi e semplici (artt. 122 e 123 CP)

Cosa si può fare contro lo stalking?

È importante chiedere aiuto: i consultori dell’aiuto alle vittime accompagnano le persone coinvolte in ogni fase del percorso.

  1. Documentare conservare le prove delle molestie tramite screenshot di chiamate, messaggi ecc. A tal fine, l’archivio online per le prove di violenza domestica e stalking può essere d’aiuto: Safe with-you.
  2. Bloccare gli account dei responsabili e segnalare i contenuti alla piattaforma.
  3. Rafforzare la sicurezza digitale con semplici misure.

Molestie mirate e attacchi collettivi

Il termine «trolling» indica la molestia intenzionale nelle discussioni online attraverso provocazioni, insulti o contenuti irrilevanti, con l’obiettivo di destabilizzare o sfinire le persone coinvolte.

In casi di «shitstorm», una persona o un’organizzazione viene travolta da un’ondata di critiche, attacchi e insulti. Il fattore scatenante può essere un’indignazione legittima, ma spesso la dinamica degenera in una forma di molestia collettiva contro la quale la vittima non può opporre alcuna resistenza.

Quadro giuridico in Svizzera

Nel diritto svizzero non esiste un reato specifico per gli episodi di trolling e shitstorm. A seconda della forma, gli atti possono rientrare nelle seguenti disposizioni:

  • Delitti contro l’onore (art. 173 e segg. CP)
  • coazione (art. 181 CP),
  • atti persecutori (stalking) (art. 181b CP)
  • incitamento all’odio (art. 261bis CP)
  • minaccia (art. 180 CP) e altri.

Cosa si può fare contro gli episodi di trolling e shitstorm?

Si raccomanda alle persone coinvolte in una shitstorm di dare a una o più persone fidate le credenziali di accesso ai propri social network e servizi di messaggistica, in modo da prendere le distanze e proteggersi il più possibile dai contenuti offensivi. Una volta superata questa fase difficile, è opportuno modificare tutte le password condivise.

Le persone coinvolte o chi le circonda possono:

  • Documentare conservare gli screenshot con i messaggi e i profili delle persone responsabili. A questo scopo l’archivio online Safe with-you può essere d’aiuto.
  • Segnalare i contenuti e gli account responsabili alle piattaforme interessate.
  • Bloccare gli account dei responsabili.
  • Modificare (temporaneamente) il nome utente sulle piattaforme in questione e impostare gli account come privati.
  • Limitare la visibilità del profilo solo alle persone conosciute e disattivare la possibilità di essere rintracciati tramite numero di telefono o e-mail.

Nella pagina iniziale sono riportate le misure per rafforzare la sicurezza digitale.

Si parla di violenza economica online quando le persone vengono truffate o manipolate finanziariamente attraverso Internet. Un esempio ben noto è la truffa dell’amore («Romance Scam») che si verifica quando qualcuno crea un profilo falso, instaura nel corso di settimane o mesi un rapporto affettivo con la vittima e poi inventa un’emergenza per sottrarle denaro.

Anche le truffe che non fanno leva sui sentimenti, ma includono investimenti apparentemente redditizi, operazioni sulle criptovalute o concorsi a premi che in realtà non esistono, rientrano nella violenza economica online. L’obiettivo rimane lo stesso: ottenere il denaro delle vittime.

Quadro giuridico in Svizzera

A seconda della forma che il reato assume, tali atti possono rientrare nei seguenti reati:

  • Truffa (art. 146 CP)
  • Falsità in documenti (art. 251 CP)
  • Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP) o altri reati.

Cosa si può fare contro la violenza economica in rete?

La persona interessata o i suoi familiari possono:

  • Informarsi presso la Prevenzione Svizzera della Criminalità, la polizia locale o l’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) sulle truffe attualmente in circolazione e sui nuovi metodi utilizzati.
  • Documentare Documentare e salvare screenshot di messaggi, profili e transazioni sospetti. A questo scopo l’archivio online Safe with-you può essere d’aiuto.
  • Segnalare l’accaduto alla polizia locale o tramite l’Ufficio federale della cibersicurezza (UCFS).
  • Segnalare e bloccare gli account fraudolenti alle piattaforme interessate.
  • Contattare immediatamente la propria banca per cercare di bloccare le transazioni o limitarne le conseguenze.

In linea di principio è importante non trasferire mai denaro a una persona che non si è mai incontrata e non concedere a nessuno che si conosce solo virtualmente l’accesso remoto ai propri conti bancari o al proprio computer.

Ulteriori informazioni sono disponibili presso la Prevenzione Svizzera della Criminalità.

La radicalizzazione è un processo, temporaneo o duraturo, attraverso il quale una persona adotta posizioni estreme e diventa progressivamente aperta alla violenza. L'estremismo designa invece ideologie che si richiamano a una verità assoluta, rifiutano la democrazia e i diritti umani, e giustificano la violenza.

L'estremismo riguarda persone di tutte le età. I social media e le piattaforme online sono oggi i principali motori della radicalizzazione: gli algoritmi amplificano i contenuti polarizzanti, le comunità online trasmettono un senso di appartenenza, e gli influencer fanno apparire normali idee estreme. Sono particolarmente esposte le situazioni di vita in cui una persona si sente esclusa, trattata ingiustamente o disorientata, ad esempio dopo una crisi personale.

Si distinguono l'estremismo politico (estremismo di destra e di sinistra), l'estremismo a fondamento religioso e l'estremismo monotematico, che eleva una singola causa a verità assoluta. Molto presente in rete è anche il mascolinismo, che descrive gli uomini come vittime di un'asserita oppressione da parte delle donne e giustifica l'odio fino alla violenza contro le donne. Sono direttamente colpite le persone che diventano bersaglio di discorsi d'odio, discriminazione ed esclusione. Ma è coinvolta anche la società nel suo insieme, quando i principi democratici vengono messi in discussione.

Quadro giuridico in Svizzera

Possibili reati penali:

  • Rappresentazioni della violenza (art. 135 CP)
  • Istigazione pubblica a commettere crimini o atti di violenza (art. 259 CP)
  • Sostegno a organizzazioni terroristiche (art. 260ter CP)
  • Reclutamento in vista di reati terroristici (art. 260sexies CP)
  • Discriminazione e incitamento all'odio (art. 261bis CP)

Cosa si può fare contro la radicalizzazione?

Le persone radicalizzate cercano raramente aiuto da sole. Di solito è l'entourage — famiglia, amici o colleghi di lavoro — a notare per primo i cambiamenti. I seguenti passi si rivolgono quindi ai familiari e alle persone vicine, nonché ai professionisti.

1. Osservare e mantenere il legame Chi nota in una persona vicina un pensiero manicheo, affermazioni intransigenti o il ritiro in cerchie di persone che condividono le stesse idee, dovrebbe cercare il dialogo: ascoltare senza moralizzare, ma dire chiaramente ciò che non è accettabile. Interrompere il contatto farebbe del gruppo radicalizzato l'unico gruppo di riferimento rimasto. Affrontare tutto questo da soli può risultare eccessivo. È importante cercare sostegno tempestivamente (vedi punto 2).

2. Cercare sostegno Se la violenza viene giustificata o glorificata, è importante rivolgersi a un servizio specializzato: Servizi cantonali di prevenzione della violenza e dell'estremismo o contro-la-radicalizzazione.ch.

3. Segnalare i contenuti Segnalare alla piattaforma i contenuti estremisti e gli appelli alla violenza.

4. Agire immediatamente In caso di passi concreti verso la violenza — come l'acquisto di armi o la pianificazione di atti violenti — contattare direttamente la polizia al 117.

Giovani: i giovani sono particolarmente a rischio. Informazioni dettagliate sulle forme, i segnali d'allarme e la gestione dei giovani radicalizzati sono disponibili qui.