Violenza digitale nella vita dei giovani
Conoscenze di base per i professionisti che lavorano con i giovani: insegnanti, assistenti sociali scolastici, animazione socioculturale gioventù, psicologi scolastici e consulenti.
Perché dedicare uno spazio specifico ai giovani?
Quasi nessun altro gruppo è così spesso online come i giovani: i social media, i videogiochi e le app di messaggistica non sono per loro un accessorio, ma fanno parte della loro quotidianità. Ed è proprio questo che li rende anche il gruppo più vulnerabile: a causa della loro età e della fase di sviluppo in cui si trovano, sono particolarmente esposti alla violenza che si manifesta attraverso le piattaforme digitali.
La violenza digitale non va intesa separatamente dal mondo analogico. Ciò che accade nel mondo digitale influisce sulle relazioni, sulle esperienze e sulle azioni al di fuori degli spazi digitali, e viceversa. Pressioni, manipolazioni, creazione mirata di un rapporto di fiducia o sfruttamento possono verificarsi in diverse circostanze. I giovani possono subire violenze sia da parte di coetanei che da parte di adulti. Allo stesso tempo, possono anche essere spettatori di atti di violenza senza essere direttamente coinvolti, ad esempio vedendo degli screenshot, partecipando a chat di gruppo o leggendo messaggi in cui vengono diffusi discorsi di incitamento all’odio. Inoltre, la loro capacità di agire può risultare limitata dalla pressione del gruppo, da legami di lealtà o dalla paura. Per questo motivo, gli adolescenti hanno bisogno di punti di riferimento sicuri.
Spetta agli adulti il compito di riconoscere la violenza, garantire protezione e reagire in modo adeguato.
Nota: per ogni forma di violenza è presente una sezione dedicata al quadro giuridico in Svizzera. Le informazioni fornite hanno carattere puramente orientativo e non sostituiscono in alcun modo una consulenza legale. I procedimenti legali possono essere lunghi, costosi e stressanti. Per la valutazione di un caso specifico, si raccomanda di rivolgersi a un centro di consulenza o a persone esperte in materia giuridica.
Discorsi di incitamento all’odio e linguaggio tossico
Si considerano incitamento all’odio tutte le espressioni o i contenuti che offendono, sminuiscono o discriminano una persona o un gruppo sulla base di determinate caratteristiche identitarie (come l’origine, il genere, l’orientamento sessuale o la religione).
Se un messaggio non è specificamente rivolto contro una caratteristica di questo tipo, ma risulta comunque offensivo, minaccioso o volgare, si parla di contenuti tossici.
Nella vita quotidiana dei giovani, questi fenomeni si manifestano soprattutto nelle chat di gruppo, sui social media e nei videogiochi. Il linguaggio tossico viene spesso normalizzato (con frasi come «Stavo scherzando»). L’incitamento all’odio spinge i giovani coinvolti a chiudersi in se stessi («silencing») e colpisce in misura sproporzionata le ragazze e i ragazzi vittime di discriminazione.
Consigli per i professionisti
Non tutte le offese sono incitamento all’odio, ma vanno comunque prese sul serio. Gli episodi dovrebbero essere documentati e discussi all’interno del gruppo. Le persone coinvolte hanno bisogno di sostegno e di canali di comunicazione concreti. Ed è proprio quando certi episodi vengono liquidati come semplici scherzi che vale la pena approfondire il discorso.
Enti importanti in Svizzera
- Progetto Stop Hate Speech: https://stophatespeech.ch/it/
- Pro Juventute 147: consulenza e assistenza per bambini e adolescenti: 147.ch oppure al numero di telefono 147
- Consultori dell’aiuto alle vittime Svizzera 142: servizio cantonale competente su opferhilfe-schweiz.ch/it/ o al numero di telefono 142
- Assistenza sociale scolastica sul posto
Prospettiva di chi è spettatore
Chiunque legga, commenti o non dica nulla contribuisce alla diffusione di un messaggio. Spesso i giovani sono semplici lettori silenziosi dei contenuti di incitamento all’odio che si trovano online.
Il progetto «Stop Hate Speech», in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo (ETH), ha dimostrato scientificamente che rispondere in modo empatico è il modo più efficace per contrastare l’odio in rete. Un commento che richiami all’umanità della persona coinvolta può interrompere questa dinamica più efficacemente di una risposta offensiva o di una spiegazione del perché il contenuto sia sbagliato, influenzando positivamente anche le persone che assistono alla conversazione senza esserne direttamente coinvolte.
Importante: i giovani dovrebbero partecipare solo se si sentono al sicuro. Intervenire nei canali di influencer con milioni di follower può essere rischioso. In caso di dubbio, è consigliabile rivolgersi in prima istanza a una persona fidata. In ogni caso, è sempre possibile segnalare i contenuti alla piattaforma.
Quadro giuridico
Insulti nella chat di classe o di gruppo:
- Ingiuria (art. 177 CP): giudizi di valore lesivi dell’onore
- Diffamazione / calunnia (artt. 173 - 174 CP): non appena vengono formulate allegazioni di fatto. L’art. 174 si applica se l’autore del reato sa di dire cosa non vera.
- Discriminazione e incitamento all’odio (art. 261bis CP): in riferimento all’origine, all’etnia, alla religione o all’orientamento sessuale e in pubblico.
- Coazione (art. 181 CP) o minaccia (art. 180 CP): solo se si verifica una minaccia concreta o una coazione.
Commenti offensivi:
- Artt. 177, 173, 174 CP: come sopra, in questo caso chiaramente in pubblico.
- Art. 261bis CP: solo in caso di riferimento a caratteristiche protette e in pubblico.
- Pubblica istigazione a un crimine o alla violenza (art. 259 CP)
- Rappresentazioni di atti di cruda violenza (art. 135 CP): in caso di condivisione di link o diffusione di video che ritraggono atti di cruda violenza.
Weiterführende Ressourcen
- MyMoment, Schreibplattform für Schülerinnen und Schüler: Stop Hate Speech Modul, Zyklus 3
- Hangartner, D. et al. (2021): Empathy-based counterspeech can reduce racist hate speech in a social media field experiment. PNAS (ETH Zürich).
Cyberbullismo
Il bullismo consiste nel fatto che una persona viene ripetutamente presa di mira, umiliata o emarginata da una o più persone. Può protrarsi per un periodo prolungato oppure manifestarsi in un arco di tempo più breve. Quando avviene tramite mezzi digitali, si tratta di cyberbullismo. I bambini e gli adolescenti sono particolarmente colpiti. Ovunque si comunichi online con altre persone può verificarsi cyberbullismo.
A differenza del bullismo offline, per compiere atti di cyberbullismo non è necessaria la presenza fisica della persona coinvolta. Inoltre, spesso può essere sufficiente un singolo episodio, infatti un contenuto pubblicato si diffonde rapidamente, essere condiviso da molte persone e rimanere accessibile in modo permanente. Il carico emotivo è quindi molto pesante: ansia, stati depressivi, calo di autostima, disturbi del sonno o dell’alimentazione, fino ad arrivare a pensieri suicidi. A ciò si aggiunge il fatto che è difficile separare online e offline: infatti chi è vittima di cyberbullismo spesso subisce anche bullismo nella vita reale.
Forme: diffusione di disinformazione e voci infondate; umiliazione pubblica; insulti; emarginazione, ad esempio nelle chat di gruppo; pubblicazione di foto e video imbarazzanti, alterati o a carattere sessuale senza consenso; creazione di profili falsi con contenuti offensivi; insulti; minacce e ricatti tramite messaggi privati o pubblici; incitamento all’odio.
Consigli per i professionisti
Spetta alle persone esperte in materia decidere come condurre il colloquio con la persona interessata nei singoli casi. Ma la cosa fondamentale è ascoltarla e prendere sul serio il suo racconto. La violenza digitale è violenza vera e propria:
- Ascoltare con attenzione e senza pregiudizi.
- Ricordare alla persona coinvolta che non ha alcuna colpa.
- Chiedere quali siano le sue esigenze, offrire sostegno o indirizzarla a una persona di fiducia.
- Conservare le prove come screenshot di messaggi, post o account (con data e ora). Attenzione ai materiali di carattere sessuale raffiguranti minori: salvarli o diffonderli può essere punibile. In questo caso salvare solo l’URL oppure recarsi direttamente alla polizia con il dispositivo.
- Segnalare contenuti alle piattaforme.
- Assicurarsi che la persona coinvolta non debba temere alcuna sanzione, come ad esempio il sequestro del cellulare o rimproveri riguardo al proprio comportamento.
- Fornire supporto per le impostazioni sulla privacy e il blocco mirato.
- Non prendere decisioni senza consultare la persona coinvolta e cercare insieme delle soluzioni.
- Analizzare la situazione adottando misure diverse a seconda dei casi; tenere conto dei diversi ruoli (vittime, autori di bullismo, spettatori).
- Offrire sostegno nel lungo periodo: i contenuti cancellati possono riapparire e le conseguenze psicologiche spesso si fanno sentire ancora per molto tempo.
Enti importanti in Svizzera
- Pro Juventute 147, 147.ch oppure al numero di telefono 147
- Consultori dell’aiuto alle vittime Svizzera 142: opferhilfe-schweiz.ch/it o al numero di telefono 142
- Clickandstop.ch: servizio di segnalazione e consulenza contro la violenza digitale sessualizzata su bambini e adolescenti. È possibile segnalare in forma anonima gli URL contenenti materiale pedopornografico su www.clickandstop.ch/it
- Centro di segnalazione di fedpol: segnalazione di materiale pornografico illegale (minori): fedpol.admin.ch
- Polizia: segnalare casi di cyberbullismo
Prospettiva di chi è spettatore
Il cyberbullismo si verifica per lo più all’interno di gruppi i cui membri si incontrano anche nella vita quotidiana. Il modo in cui reagiscono le persone appartenenti alla cerchia influenza notevolmente l’evoluzione di una situazione. Tacere o distogliere lo sguardo può essere interpretato come un’approvazione. Anche condividere o inoltrare i contenuti può aggravare la situazione. I gesti di sostegno possono fare davvero la differenza. Tuttavia, la pressione del gruppo, i legami di lealtà o il timore di diventare essi stessi un bersaglio possono limitare le possibilità di intervento di chi assiste alla violenza.
È importante:
- Ascoltare e sostenere la persona coinvolta.
- Non inoltrare immagini, video o messaggi, in particolare il materiale di carattere sessuale raffigurante minori.
- Mostrare alla persona coinvolta che non è da sola.
- Segnalare i contenuti inappropriati presenti sulla rispettiva piattaforma.
- Se necessario, coinvolgere una persona adulta di fiducia o un ente specializzato.
Quadro giuridico
Possibili reati:
- Bullismo sistematico protrattosi per mesi: atti persecutori (art. 181b CP), delitti contro l’onore (artt. 173-177 CP), minaccia (art. 180 CP), coazione (art. 181 CP).
- Profili falsi: usurpazione d’identità (art. 179decies CP), delitti contro l’onore (artt. 173, 174 e 177 CP), condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP).
- Acquisizione indebita di account e screenshot delle chat: accesso indebito a un sistema per l’elaborazione di dati (art. 143bis CP), acquisizione illecita di dati (art. 143 CP), danneggiamento di dati (art. 144bis CP), delitti contro l’onore (artt. 173-177 CP).
- Sextortion: estorsione (art. 156 CP), minaccia/coazione (artt. 180/181 CP), pornografia (art. 197 CP), atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP), condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP).
Weiterführende Links
- Pro Juventute: Cybermobbing: schnelles Handeln ist nötig
- Pro Juventute: Erklärvideos für Kinder und Jugendliche
- Kinderschutz Schweiz: Cybermobbing
- Schweizerische Kriminalprävention: Cybermobbing: Schutz und Prävention
Abuso sessuale basato sulle immagini (giovani)
Per abuso sessuale si intendono immagini e video intimi o a carattere sessuale che vengono realizzati, salvati, modificati o diffusi senza il consenso delle persone interessate, ormai sempre più spesso anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, ad esempio sotto forma di deepfake. Può trattarsi anche di una foto realizzata all’interno di un rapporto di fiducia, oppure accessibile al pubblico, che viene utilizzata, modificata o diffusa contro la volontà della persona ritratta. Un aspetto fondamentale in questo contesto è che anche i contenuti falsificati o generati dall’intelligenza artificiale hanno conseguenze concrete, spesso gravi, per le persone coinvolte. Se sono coinvolti bambini o adolescenti, si tratta inoltre sempre di contenuti rilevanti penalmente.
Forme: Inoltro senza consenso; registrazioni segrete; deepfake; sextortion (ricatto con contenuti intimi); abusi sessuali nelle chat o nei live streaming.
Consigli per i professionisti
Spetta alle persone esperte in materia decidere come condurre il colloquio nei singoli casi. Ciò che conta è ascoltare e prendere sul serio. La violenza digitale è violenza vera e propria.
- Nel caso di rappresentazioni a carattere sessuale di bambini o adolescenti, già il semplice fatto di salvare tali contenuti è punibile dalla legge. In questi casi è consigliabile consegnare i dispositivi interessati, per quanto possibile, direttamente alla polizia; non inoltrare nulla né salvarlo autonomamente.
- Salvare i contenuti (non i download, ma l’URL, la data, la piattaforma e il mittente).
- Segnalare alla piattaforma.
- Segnalare i contenuti a un ente specializzato (fedpol e clickandstop.ch nel caso di minori).
- A seconda della situazione, rivolgersi a un ente specializzato o alla polizia.
Enti importanti in Svizzera
- Clickandstop.ch: servizio di segnalazione e consulenza contro la violenza digitale sessualizzata su bambini e adolescenti. È possibile segnalare in forma anonima gli URL contenenti materiale pedopornografico su www.clickandstop.ch/it
- Centro di segnalazione fedpol: segnalazione di materiale pornografico illegale, fedpol.admin.ch
- Take It Down (a livello internazionale, NCMEC): nel caso di immagini che coinvolgono minori. Contribuisce a limitare l’ulteriore diffusione di immagini e video intimi: takeitdown.ncmec.org
- Consultori dell’aiuto alle vittime cantonali
Prospettiva di chi è spettatore
Chi viene a conoscenza di tali contenuti, ad esempio perché compaiono in una chat di classe o vengono diffusi, si può trovare a sua volta in una situazione difficile. Il senso di lealtà, la pressione del gruppo o la paura delle possibili conseguenze possono rendere difficile reagire o confidarsi con qualcuno. È quindi ancora più importante mostrare ai giovani come possono agire e come possono ottenere sostegno:
- In caso di contenuti a carattere sessuale che coinvolgono bambini o adolescenti non inoltrare né salvare contenuti, essere in possesso di tali contenuti e diffonderli può costituire reato. In questi casi è consigliabile consegnare i dispositivi interessati, per quanto possibile, direttamente alla polizia e non inoltrare nulla.
- Segnalare i contenuti alla piattaforma.
- Rivolgersi a una persona di fiducia o a un ente specializzato competente affinché si possano valutare ulteriori azioni.
Quadro giuridico
Possibili reati:
- Immagine di sexting condivisa. Condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP), pornografia (art. 197 CP).
- Foto e video scattati di nascosto/upskirting. Violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d’immagini (art. 179quater CP), molestie sessuali (art. 198 CP), pornografia (art. 197 CP), condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP).
- App Nudify/Deepfake a sfondo sessuale. Pornografia (art. 197 CP), condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici (art. 197a CP), usurpazione d’identità (art. 179decies CP), delitti contro l’onore (artt. 173-177 CP), molestie sessuali (art. 198 CP).
Weiterführende Links
- Kinderschutz Schweiz: Digitale sexualisierte Gewalt
- Kinderschutz Schweiz: Pädokriminalität im Netz
Cybergrooming
Nel caso di cybergrooming, le persone contattano in modo mirato bambini o giovani attraverso canali digitali, guadagnandosi la loro fiducia e sfruttando il rapporto instaurato per manipolare, controllare o sfruttare. Spesso si tratta di adulti che nascondono la propria identità o la propria età e si spacciano per giovani. Il contatto inizia spesso in modo innocuo tramite social media, app di messaggistica, giochi online, chat o dirette streaming. La persona malintenzionata è attenta, fa complimenti o finge di avere interessi in comune.
Il cybergrooming viene spesso descritto in relazione alla violenza sessuale. Tali strategie possono tuttavia essere utilizzate anche per altre forme di sfruttamento e violenza, come ad esempio l’istigazione a ulteriori atti di violenza, il reclutamento o la radicalizzazione. Queste dinamiche sono accomunate dal fatto che le relazioni e la fiducia vengono sfruttate in modo mirato per esercitare influenza su bambini e giovani.
Nel caso del cybergrooming a carattere sessuale, vengono poste domande sulle esperienze sessuali o vengono richieste immagini intime e atti sessuali davanti alla webcam. Per ottenerle possono essere utilizzati denaro, regali, pressioni o minacce. Le immagini intime possono essere utilizzate in seguito come mezzo di pressione o per ricatto. Anche gli incontri di persona possono far parte di questa dinamica.
Forme:
Creazione mirata di rapporti di fiducia e relazioni, sfruttamento del bisogno di appartenenza, riconoscimento o comprensione, creazione di dipendenza e controllo, conversazioni a sfondo sessuale, richieste di immagini intime o di compiere atti sessuali, pressioni, minacce o ricatti, organizzazione di incontri di persona, reclutamento per gruppi, ideologie o atti di violenza
Consigli per i professionisti
È fondamentale adottare un atteggiamento che infonda sicurezza ascoltando, prendendo sul serio quanto viene detto senza formulare accuse. Il cybergrooming è spesso associato a vergogna, paura o sensi di colpa.
- Non bisogna reagire con rimproveri, ma precisare che la responsabilità ricade sull’autore del reato.
- Non affrontare direttamente l’autore del reato.
- In caso di contenuti a carattere sessuale che coinvolgono bambini o adolescenti salvarli o diffonderli può essere punibile. In questi casi è consigliabile consegnare i dispositivi interessati direttamente alla polizia.
- Salvare l’URL, il nome utente, la piattaforma, la data e i messaggi come prove.
- Segnalare alla polizia i casi di cybergrooming.
- Ricordare di non inviare altro materiale fotografico.
- Se possibile, cancellare o bloccare gli account o i contenuti solo dopo aver consultato la polizia.
- Rivolgersi a enti specializzati come Take It Down.
Enti importanti in Svizzera
- Clickandstop.ch: servizio di segnalazione e consulenza contro la violenza digitale sessualizzata su bambini e adolescenti
- Pro Juventute 147, 147.ch oppure al numero di telefono 147
- Consultori dell’aiuto alle vittime Svizzera 142: opferhilfe-schweiz.ch/it o al numero di telefono 142
- Take It Down (a livello internazionale, NCMEC): nel caso di immagini che coinvolgono minori. Contribuisce a limitare l’ulteriore diffusione di immagini e video intimi: takeitdown.ncmec.org
- Polizia: segnalare casi di cybergrooming
- Centro di segnalazione fedpol: segnalazione di materiale pornografico illegale, fedpol.admin.ch
Prospettiva di chi è spettatore
Il cybergrooming avviene spesso nell’ambito di contatti diretti e può rimanere a lungo difficile da individuare per la cerchia della persona coinvolta. Gli spettatori possono svolgere un ruolo importante quando notano cambiamenti o rapporti problematici, vengono a conoscenza di situazioni del genere o quando una persona coinvolta si confida con loro.
Dovrebbero:
- Non rimproverare la persona, ma ascoltarla con attenzione senza giudicare.
- Incoraggiarla a confidarsi con qualcuno.
- In caso di pericolo immediato, coinvolgere una persona adulta di fiducia o rivolgersi a un ente specializzato competente.
- Non inoltrare immagini, video o messaggi.
- Incoraggiare a mettere dei limiti e a interrompere i contatti quando questi diventano spiacevoli, opprimenti o invadenti.
Quadro giuridico
Possibili reati:
- Approccio iniziale sotto falsa identità. Atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP), pornografia (art. 197 CP), molestie sessuali (art. 198 CP), eventualmente usurpazione d’identità (art. 179decies CP).
- Episodi simili al grooming tra giovani. Atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP), pornografia (art. 197 CP), molestie sessuali (art. 198 CP), eventualmente coazione (art. 181 CP).
Legislazione attuale: in futuro, determinate forme di comunicazione a sfondo sessuale tra adulti e minori di 16 anni saranno considerate reato.
Weiterführende Links
- Pro Juventute: Was tun bei Cybergrooming?
- Kinderschutz Schweiz: Cybergrooming
- Schweizerische Kriminalprävention: Sexuelle Gewalt an Kindern und Cybergrooming
Radikalisierung & Extremismus
Radikalisierung und Extremismus: Was ist das?
Die beiden Begriffe werden oft synonym verwendet, meinen aber nicht dasselbe:
Radikalisierung ist ein Prozess: Eine Person entwickelt extreme Einstellungen, denkt in Freund-Feind-Bildern und steht Gewalt als Mittel zunehmend offen gegenüber. Der Prozess kann schnell oder langsam verlaufen und auch wieder rückläufig sein.
Extremismus bezeichnet die Ideologien selbst: Sie setzen die eigenen Werte absolut, sprechen bestimmten Gruppen die Gleichwertigkeit ab und lehnen Demokratie, Menschenrechte und Rechtsstaatlichkeit ab. Gewalt gehört nicht zwingend dazu, wird aber häufig gerechtfertigt.
Welche Formen gibt es?
Extrémisme politique
Une vision du monde politique qui considère ses propres convictions comme la seule voie juste et légitime. Ces mouvements rejettent la démocratie, le pluralisme et le dialogue politique, et légitime la violence comme moyen d’imposer un projet politique, un changement ou de défendre ses idéaux. Certains courants, notamment d’extrême droite, s’appuient sur la haine et l’infériorisation de groupes selon des critères identitaires (origine, religion, appartenance ethnique) et prônent une société homogène fondée sur l’exclusion de ceux jugés comme étrangers ou inférieurs.
Extrémisme religieux
Une vision du monde religieuse qui considère sa propre interprétation comme la seule vraie et dévalorise ceux qui croient ou pensent différemment. Elle rejette la démocratie, le pluralisme et les droits humains, et légitime la violence comme défense contre l’oppression ou comme commandement divin. Elle aspire à une société entièrement organisée selon ses propres valeurs. Les manifestations vont du recrutement et de la propagande en ligne aux attentats. Des courants extrémistes peuvent se former au sein de toute religion.
Extrémisme par cause (single-issue)
Une vision du monde qui érige une seule cause – qu’elle soit politique, sociale ou éthique – en vérité absolue, au point que la violence devient un moyen légitime de l’imposer ou de combattre ceux qui s’y opposent. Les causes peuvent être très diverses : opposition à l’avortement, mouvement anti-vaccins ou lutte pour les droits des animaux. La nature de la violence varie selon les mouvements : certains s’en prennent aux biens et aux infrastructures, d’autres ciblent directement des personnes perçues comme ennemies ou responsables.
Le masculinisme
Le masculinisme en constitue un exemple particulièrement préoccupant chez les adolescent-es. Ce courant, très présent sur les réseaux sociaux et les plateformes en ligne, présente les hommes comme victimes d’une oppression féminine et légitime la haine, voire la violence physique, envers les femmes. Il est important de noter que ce courant n’est pas un phénomène né avec internet: il existe depuis plusieurs décennies sous forme de mouvements organisés, avec des structures, des publications et des relais politiques. Les réseaux sociaux et les forums de discussions en ligne ont cependant joué un rôle amplificateur massif. Cette diffusion numérique le rend particulièrement accessible aux jeunes en quête d’identité ou de sentiment d’appartenance, ce qui en fait un vecteur de radicalisation rapide et difficile à détecter pour l’entourage.
Wer ist gefährdet?
Radikalisierung trifft keine bestimmte Gruppe. Anschlussfähig sind Situationen und Bedürfnisse: Wer sich ausgeschlossen, ungerecht behandelt oder orientierungslos fühlt, findet in extremistischen Angeboten Zugehörigkeit, einfache Erklärungen und das Gefühl, wichtig zu sein. Genau daran knüpfen extremistische Inhalte im Netz an und liefern vermeintliche Antworten darauf.
Wen trifft es?
Direkt trifft es Menschen, die zum Ziel von Hassrede, Diskriminierung und Ausgrenzung werden, etwa aufgrund ihrer Herkunft, Religion, Hautfarbe, ihres Geschlechts oder ihrer sexuellen Orientierung, aber auch ihrer Weltanschauung. Im digitalen Alltag von Jugendlichen ist das die spürbarste Form.
Betroffen ist aber auch die Gesellschaft als Ganzes: Wo demokratische Prinzipien infrage gestellt und Menschen die Gleichwertigkeit abgesprochen wird, leidet der gesellschaftliche Zusammenhalt.
Warnzeichen
Werden extreme Meinungen regelmässig geäussert, lohnt es sich, das Gespräch zu suchen, ohne zu moralisieren und ohne die Äusserungen zu bagatellisieren oder überzubewerten. Unbequeme oder einseitige Ansichten gehören insbesondere in den Entwicklungs- und Findungsprozessen von Jugendlichen dazu. Wenn Gewalt dabei gerechtfertigt oder verherrlicht wird, ist es ratsam, die Unterstützung von Fachpersonen zu holen. Entscheidend ist deshalb nicht die Meinung an sich, sondern ihr Zusammentreffen mit anderen Faktoren wie Persönlichkeit, familiärem und sozialem Umfeld.
Wird Gewalt gerechtfertigt oder verherrlicht, sollten Fachpersonen beigezogen werden.
Frühe Anzeichen eines Radikalisierungsprozesses:
- Ideologisch begründeter Rückzug aus bisherigem sozialem Umfeld
- Tendenzen zu Schwarz-Weiss-Denken (wir gegen sie)
- Kompromisslose politische oder religiöse Aussagen
- Übernahme von typischen Redewendungen und Thesen einer extremistischen Gruppe: häufig sind es «einfache Antworten», Verschwörungs- oder Opfernarrative
- Regelmässiger Konsum oder Verbreitung von einschlägigen Inhalten im Internet
Diese Anzeichen zeigen eine Entwicklung in eine bestimmte Richtung. Sie bedeuten nicht, dass jemand extremistisch oder gefährlich ist: Sie können auch Teil einer normalen Suche nach Orientierung und Identität sein, wie im Jugendalter oder nach einer Lebenskrise.
Anzeichen einer realen Gefährdung:
- Aus Schwarz-Weiss-Denken wird eine heftige Abwertung bestimmter Gruppen Alles wird nur noch nach Freund-Feind-Schemen gedeutet.
- Aus kompromisslosen Aussagen wird ein Absolutheitsanspruch und eine starke Abschottung gegenüber jeder anderen Meinung und Verhaltensweise.
- Aus Rückzug wird eine feste Bindung an Gleichgesinnte, online wie offline. Die extremistischen Anschauungen verfestigen sich dadurch.
- Aus einer allgemeinen Gewaltoffenheit wird eine konkrete Gewaltbefürwortung oder -verherrlichung.
- Aus Gewaltbefürwortung wird ein eigener Handlungsanspruch: Die Person sieht sich selbst als berufen, etwas zu tun, und beschäftigt sich mit möglichen Zielen, Mitteln oder Vorbildern.
Je mehr sich diese verdichteten Merkmale zu einer festen Überzeugung zusammenfügen, desto grösser ist die reale Gefahr einer gewalttätigen Entwicklung.
Ab wann soll ich mir Sorgen machen?
Radikalisierung entsteht aus dem Zusammenspiel verschiedener Faktoren – psychischer, kognitiver, identitärer, familiärer und sozialer Art. Wie diese Faktoren gewichtet sind, in welcher Reihenfolge sie auftreten und welche persönlichen Ressourcen jemand mitbringt, ist sehr individuell. Meist spielen sich Radikalisierungsschritte eher gleichzeitig und parallel ab als in klaren, aufeinanderfolgenden Stufen.

Nachfragen und Beziehung aufrechterhalten
Manche Jugendliche beschäftigen sich intensiv mit einem Thema. Das zeigt sich zum Beispiel im Internetverhalten: Recherchen zu Waffen, das Verfolgen radikaler Telegram-Kanäle, das Teilen von Hate Speech oder Verschwörungstheorien. Bei dieser Entwicklung ist es wichtig, Interesse an den Jugendlichen zu zeigen, offen mit ihnen zu sprechen, zuzuhören, zu begleiten und Veränderungen in ihrer Denkweise anzusprechen. Das kann im Alltag überfordern. Wichtig ist, die Anlaufstellen in der Schweiz zu kennen und sich Unterstützung zu holen.
Hellhörig werden
Sprache, Begriffe oder Codes einer Szene werden zunehmend übernommen. Aus einer anderen Meinung wird ein Feindbild. Spätestens wenn kein offenes Gespräch mehr möglich ist und die Jugendlichen nicht mehr erreichbar sind, sollte Rat bei einer Fachstelle gesucht werden.


Unterstützung holen
Gewalt wird zunehmend gerechtfertigt oder verherrlicht und das Umfeld verlagert sich gleichzeitig in gleichgesinnte Kreise. Jetzt braucht es Rat von aussen und ein Hilfsangebot an die jugendliche Person.
Sofort handeln
Wenn eine Person konkrete Schritte in Richtung Gewalt unternimmt, ist die Polizei zu verständigen. Dazu gehören etwa der Anschluss an eine gewalttätige Gruppierung, die Beschaffung von Waffen, die Planung von Gewalttaten oder Straftaten wie das Verbreiten von Propaganda.

Was brauchen radikalisierte Jugendliche?
Radikalisierte Jugendliche sind in gewissem Sinn selbst «Betroffene» – nicht per se von Gewalt durch andere, sondern von Dynamiken, die gezielt an ungestillte Bedürfnisse anknüpfen: Sinn, Identität, Anerkennung, Wertschätzung, Zugehörigkeit, Orientierung, Sicherheit. Genau dort setzt aber auch an, was ihnen helfen kann:
- Hinschauen statt wegsehen: die Entwicklung wahrnehmen, nicht ignorieren
- Nicht unter Druck setzen: Alarmismus verschliesst eher, als dass er öffnet
- Zuhören und Raum geben, auch für unbequeme Gedanken
- Grenzen zeigen: klarmachen, was nicht akzeptiert wird
- Nicht beschuldigen oder blossstellen
- Zugehörigkeit, die nicht über Abwertung anderer läuft
- Beziehungen, die auch bei extremen Aussagen nicht abbrechen. Das ist für das Umfeld schwierig, aber zentral: Ein Kontaktabbruch macht die radikalisierte Gruppe zur einzigen verbleibenden Bezugsgruppe
- Räume für Unsicherheit, Wut und Orientierungslosigkeit, ohne dass diese Gefühle sofort politisch aufgeladen werden
- Einordnung statt einfacher Antworten: zu verstehen, wie Algorithmen, Gruppendruck und Bestätigungsschleifen wirken, macht die eigene Vereinnahmung erkennbar
- Eine reale Möglichkeit zur Distanzierung: ein Ausstieg ohne Gesichtsverlust und ohne dass frühere Aussagen dauerhaft an der Person haften
Tipps für Fachpersonen
Das konkrete Vorgehen im Gespräch mit betroffenen oder von Radikalisierung beeinflussten Jugendlichen liegt in der Expertise der jeweiligen Fachperson.
Zentral bleibt: zuhören, ernst nehmen, Hilfe beiziehen.
Wichtige Stellen in der Schweiz
- gegen-radikalisierung.ch – Informationen für Fachpersonen die mit jugendlichen und jungen Erwachsenen arbeiten
- Fachstelle Extremismus und Gewaltprävention FSEG Winterthur
- manosphere.ch – Anlaufstelle zu männlichkeitsideologischer Radikalisierung
- Kantonale Fachstellen für Gewaltprävention und Extremismus
- Bei akuten Bedrohungen, Gewaltaufrufen oder strafrechtlich relevanten Inhalten: Meldung an Plattform, Beratungsstelle und Polizei
- radical-choices.ch – Präventionsarbeit
Bystander-Perspektive
Die Bystander-Rolle ist etwas komplexer: Sobald sich jemand in eine geschlossene, gleichgesinnte Gruppe zurückgezogen hat, gibt es dort kaum noch unbeteiligte Zuschauer:innen – die Gruppe bestätigt sich gegenseitig, wodurch widersprechende Stimmen selten werden oder ganz verschwinden.
Der Ansatzpunkt liegt deshalb früher, im noch offenen Umfeld: in Gruppenchats, im Freundeskreis, in gemeinsamen Kommentarspalten, wo erste Anzeichen sichtbar werden. Wer dort etwas mitbekommt, kann viel bewirken: den Kontakt halten, sich nicht abwenden, Beobachtungen an eine Vertrauensperson weitergeben und entsprechende Inhalte melden.
Rechtslage
Mögliche Straftatbestände sind:
- Verbreitung von Propaganda- und Gewaltvideos · Gewaltdarstellungen (Art. 135 StGB), Unterstützung terroristischer Organisationen (Art. 260ter StGB), öffentliche Aufforderung zu Verbrechen oder Gewalttätigkeit (Art. 259 StGB), Diskriminierung und Aufruf zu Hass (Art. 261bis StGB).
- Online-Rekrutierung von Jugendlichen · Anwerbung im Hinblick auf terroristische Straftaten (Art. 260sexies StGB), Unterstützung terroristischer Organisationen (Art. 260ter StGB), strafbare Vorbereitungshandlungen (Art. 260bis StGB), Schreckung der Bevölkerung (Art. 258 StGB), Terrorismusfinanzierung (Art. 260quinquies StGB), ggf. öffentliche Aufforderung zu Verbrechen oder Gewalttätigkeit (Art. 259 StGB) und Gewaltdarstellungen (Art. 135 StGB).
- Rassistische und antisemitische Symbole · Diskriminierung und Aufruf zu Hass (Art. 261bis StGB), Störung der Glaubens- und Kultusfreiheit (Art. 261 StGB), Sachbeschädigung (Art. 144 StGB).
Weiterführende Links
- Pro Juventute: Jugendliche vor Radikalisierung im Internet schützen
- Jugend und Medien: Narrative zur Prävention von Online-Radikalisierung
- Radical Choices: Gaming against Extremism